Roma entrò in contatto diretto con gli Istri, abitanti autoctoni della penisola istriana, negli ultimi decenni del III secolo a.C. Le guerre per la supremazia nell'Adriatico settentrionale durarono, con fortune alterne, fino al 177 a.C., quando dopo un assedio esaustivo di diversi mesi l'esercito romano conquistò Nesazio, il principale insediamento istriano e sede del re Epulone. Durante il II e I secolo a.C., gli Istri adottarono gradualmente i prodotti e i costumi italici attraverso lo scambio commerciale, senza cambiare sostanzialmente il loro tradizionale modo di vita. La svolta nella romanizzazione dell'Istria avvenne nell'epoca di Cesare, a metà del I secolo a.C. Allora fu effettuato il rilevamento e la suddivisione catastale dei terreni arabili, annessi alle nuove città romane fondate. Gli antichi insediamenti fortificati istriani e i porti sulla costa occidentale dell'Istria, Pola e Parentium, divennero colonie di cittadini romani e vivaci centri di vita sociale, religiosa e commerciale. Vi si stabilirono nuovi arrivati dall'Italia, ma anche numerosi schiavi nati nelle lontane province greche, orientali e africane, i cui discendenti acquisirono la cittadinanza romana dopo alcune generazioni, creando un'atmosfera cosmopolita tipica delle città portuali romane.
In poco tempo, le colonie romane introdussero completamente l’economia monetaria basata sulla valuta romana unificata e sul sistema metrico e impulsarono l’adozione della scrittura e della lingua latina, dei nomi romani e greci, e dei propri costumi e credenze. Pola divenne la città più grande, ricca e importante dell'Istria, abbellita con due teatri e un anfiteatro. I templi del foro e le porte cittadine con l'Arco dei Sergii e le mura rappresentano ulteriori attrazioni di Pola. Grazie al commercio marittimo, a Istria arrivavano tesori naturali, materiali e prodotti da tutte le province costiere del Mediterraneo. Pertanto, nella collezione antica si possono vedere vasi in alabastro egiziano, piatti fabbricati nell’Africa settentrionale e nell'Italia centrale, anfore e lampade giunte dalle isole greche, sculture scolpite in marmo bianco greco o marmo bianco-grigio proveniente dalle coste lontane del Mar di Marmara. I principali beni economici dell'Istria, esportati via mare, fiume e terra verso l'Italia settentrionale e le province di Pannonia e Norico, erano olive e olio d'oliva, insieme ad anfore, prodotti ittici, vino, lana e pietra calcarea bianca adatta alla costruzione. Oggetti d'uso di dimensioni più piccole, eseguiti in ceramica, pietra, ferro e bronzo, e vasellame, attrezzature e strumenti utili per la casa e la vita quotidiana venivano prodotti per le necessità locali in officine artigiane situate nelle città istriane e nei fabbricati ad uso commerciale, ubicati nei luoghi isolati.