Accanto alla Basilica Eufrasiana di Parenzo, la Basilica di Santa Maria Formosa è il più significativo monumento di arte sacra dell'epoca della riconquista giustinianea sul territorio croato. Massimiano, vescovo di Ravenna (546 - 556 d.C.), il protetto di Giustiniano Massimiano e originario dell'odierna Veštar vicino a Rovigno, fu una figura centrale della politica imperiale nell'Adriatico settentrionale. Dopo aver completato i magnifici edifici di Ravenna (le basiliche di S. Vitale e S. Apollinare in Classe), Massimiano costruì la Basilica di Santa Maria nella parte meridionale del centro storico di Pola.

Era una basilica sontuosa, a tre navate (19 x 32 m), con un paio di sacrestie (a pianta circolare) e un paio di mausolei (a pianta a croce greca), con le tipiche absidi poligonali paleobizantine sul retro e porte "a fungo" sulla facciata e sulle facciate laterali. Il ritmo di colonne e archi all'interno della chiesa si ripeteva anche all'esterno delle pareti perimetrali, con la scomposizione di finestre e lesene che terminavano in archi ciechi, creando vivacità di ombre sulle facciate e un ambiente mistico di contrasti luminosi. I pavimenti delle navate e delle sacrestie della basilica erano decorati con mosaici pavimentali policromi con motivi vegetali e geometrici stilizzati, simili ai mosaici dell'epoca giustinianea nelle chiese di Ravenna e del Nord Africa. Presso l'intercolumnio meridionale è stato rinvenuto un frammento di mosaico raffigurante un paio di uccelli acquatici con un cesto di frutta. Dall'abside del mausoleo meridionale proviene un frammento di mosaico murale raffigurante Cristo e San Pietro.

La basilica era il simbolo del vasto possedimento fondiario della chiesa ravennate (feudo di S. Apollinare), attestato fino al XII secolo nel territorio della diocesi di Pola. Riccamente decorata con marmi e mosaici, fu chiamata "Formosa" (splendida), però, dovuto al suo abbandono nella palude medievale, fu in seguito denominata "del Canneto" (dalle canne). Rimase particolarmente danneggiata nell'incendio di Pola causato dai Veneziani nel 1242. Probabilmente l'architetto J. Sansovino inviò le colonne di marmo per i suoi edifici a Venezia nel 1547. Secondo la tradizione, è possibile che pure le colonne in alabastro del ciborio della Basilica di San Marco a Venezia provengano da questa basilica di Pola. Oltre ai resti delle fondamenta della basilica, sono rimasti conservati originariamente solo il mausoleo meridionale fino al tetto e parte della parete laterale settentrionale dietro la quale era situato il monastero benedettino. A seguito delle recenti ricerche archeologiche e interventi di conservazione, è stata delineata, dal punto di vista architettonico, l'estensione di questa basilica a tre navate.

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