Anfiteatro

L'anfiteatro polese è situato, in conformità con la rete catastale romana, a 200 metri in direzione nord-est dalle mura cittadine. Si ritiene che la sua costruzione sia iniziata già sotto l'imperatore Augusto (27 a.C.-14 d.C.). Venne finanziata dalle casse dell'erario imperiale. I due assi centrali del manto murario esterno misurano 132,5 m e 105,1 m, mentre l'altezza massima raggiunge i 32,45 m. Venne costruito in stile toscano e occupa una superficie di 11.466 m² . Si calcola che potesse accogliere fino a 23.000 spettatori. Fu innalzato sul declivio di un colle, rivolto a occidente verso il mare, e aveva quattro piani: o meglio una base rialzata e tre piani; invece sul versante orientale, su un terreno naturalmente rialzato, il settore murato è notevolmente più piccolo: vi si elevano solo i due piani superiori. Sull'asse principale del manto esterno si aprono archi larghi 4 m, più grandi degli altri, a segnalare gli ingressi principali (portae pompae). L'entrata dal lato meridionale era la più importante perché rivolta verso la città. Lì c'era anche l'ingresso principale all'arena. Il secondo piano della gradinata è cadenzato lungo tutto il perimetro dell'anfiteatro da 72 arcate semicircolari. Il terzo piano era riservato a una galleria di forma anulare ovale, ricoperta da una tettoia inclinata di coppi e piastrelle di ceramica, che a differenza dei piani inferiori si apriva verso l'esterno in 64 finestre quadrangolari. Il cornicione in cima al secondo piano sosteneva gli alloggiamenti per l'inserimento dell'alberatura che sovrastava l'anfiteatro. Per contenere l'eventuale pericolo di dilavamento o smottamento del terreno causa le piogge venne realizzato anche un sistema di canali per la raccolta e lo scolo delle acque piovane. L'arena al centro dell'anfiteatro misura 67,9 m sull'asse longitudinale e 41,6 m su quello latitudinale. La forma ovale era ideale per le sfilate, gli schieramenti, la dimostrazione di varie strategie di lotta, l'avanzamento e la retrocessione dei gruppi armati. Sotto l'arena si trovava un locale sotterraneo sussidiario, in gran parte scavato nella roccia viva e in parte murato fino all'altezza necessaria. Serviva ad accogliere le gabbie delle belve e le attrezzature tecniche necessarie ai giochi gladiatori. In caso di maltempo, l'arena veniva coperta da un telone azionato da un sistema di pulegge e funi. Gli alberi di legno, che sostenevano la tela, passavano attraverso apposite aperture praticate nelle grondaie di pietra. Dall'altra parte, sovrastante i margini dell'arena, correva un cerchio di metallo fissato ad alberi perpendicolari. Le funi tirate fra gli alberi esterni e il cerchio di metallo interno reggevano la tela.

L'anfiteatro polese si distingue dagli altri per le quattro torri quadrangolari inserite nel suo manto esterno. Al loro interno si sviluppavano delle scale di legno che portavano in cima ai serbatoi idrici, e servivano inoltre a rinforzare la stabilità del manto murario e a rinsaldare la struttura. Le torri erano coperte da un tetto obliquo di piastrelle di ceramica e coppi posti su una struttura di travi di legno. In cima ad ogni torre c'erano due distinti serbatoi idrici, che si riempivano di acqua piovana.

Nell'anfiteatro si tenevano giochi gladiatori e spettacoli di battute di caccia alle fiere. L'entrata non si pagava, ma la disposizione dei posti a sedere era rigorosamente distinta in base alla gerarchia sociale dettata dal censo e dal prestigio. Nell'arena si svolgevano inoltre processi pubblici e si applicavano le condanne ad bestias nei confronti di assassini, briganti e ribelli, che non godevano della cittadinanza romana: i condannati venivano abbandonati inermi o con poche armi alla mercé delle belve.Anche i primi cristiani vennero torturati in tanti modi atroci, da cui il culto dei santi martiri. All'infiteatro di Pola si lega il racconto storico del martirio di S. Germano, divenuto protettore della città.

Una volta proibiti gli spettacoli gladiatori, all'inizio del V sec., l'anfiteatro polese fu lasciato all'incuria e alla spoliazione delle pietre da costruzione, ma rimase tuttavia di proprietà pubblica. E per secoli continuò ad attirare l'attenzione di viaggiatori, scrittori, artisti e architetti. Disegni e grafiche dell'anfiteatro sono così venuti a trovarsi in opere sull'architettura di autori illustri come Sebastiano Serlio, Andrea Palladio, Antoine De Ville, Thomas Allanson. La sua immagine è andata a ornare vedute di Pola, carte geografiche e numerose cartelle di grafiche sui monumenti antichi e le bellezze della città, firmate tra gli altri da Giovanni Battista Piranesi, Jacob Spon e George Wheler, Robert e James Adam, Charles Louis Clerisseau, Louis François Cassas e August Tischbein. I primi scavi archeologici all'anfiteatro si iniziarono alla metà del XVIII sec. L'opera di conservazione e restauro prosegue tuttora.

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